Ti saluta il mio ex marito

Ancora ricordo mucchi di preservativi che spuntavano in ogni dove nella macchina di Paolo. Sembrava che con la sua nuova fidanzata Adele non facesse altro che trombare ad ogni piè sospinto. Comprensibile: era un bravissimo ragazzo, serio, posato, gran lavoratore, ma diciamo che madre natura non lo aveva dotato delle qualità utili a conquistare le donne: né l’avvenenza fisica, né la parlantina a compensare.

Presto o tardi la ruota gira e quando conobbe Adele, Paolo aveva 27 anni e tanta voglia di… recuperare il tempo perduto. L’incontro tra l’altro non poteva avvenire in un momento migliore: professionalmente infatti Paolo era davvero ben sistemato. Possedeva e gestiva una piccola gioielleria non lontano dal centro storico: orari regolari, guadagni discreti (la gran parte in nero) e, date le dimensioni ridotte, nessun dipendente da gestire. Visto che per sentirsi completamente felice gli mancava solo una donna, il fatto che lei avesse un divorzio alle spalle e una bambina di pochi anni nata dal matrimonio precedente non costituì affatto un problema. Almeno per i primi tempi.

Un anno di fidanzamento poi il matrimonio poi la casa insieme. Alla bambina Paolo si affezionò come se fosse sua e quando guardava Adele il suo sguardo era sempre più innamorato. Ma la situazione non era proprio idilliaca. Adele era preoccupata per la sua famiglia: il padre aveva perso il lavoro e suo fratello era ancora disoccupato, non poteva restare a guardare e decise di usare tutto l’ascendente che aveva su Paolo per cercare di salvare tutti. Per come la vedeva lei, la soluzione poteva essere soltanto una: visto che i risparmi di Paolo erano andati per l’anticipo della casa in cui vivevano, non restava che vendere la gioielleria e con quei soldi avviare un’attività che potesse dar lavoro ai suoi familiari.

Come si sia lasciato convincere a cedere l’attività che aveva costruito pezzo a pezzo e con sudore per anni resta un mistero, i passi successivi sono invece di pubblico dominio e persino documentati alla Camera di Commercio. Il buon Paolo infatti aprì una piccola ditta di trasporti a suo nome e assunse come suoi dipendenti tutta la famigliuola: la moglie, suo suocero e suo cognato.

La fortuna non fu altrettanto magnanima con questa nuova impresa che continuò a trascinarsi a lungo senza mai decollare del tutto. I magri introiti a stento bastavano a tenere in piedi la baracca e gli stipendi dei dipendenti erano un peso eccessivo per un’azienda che sì e no avrebbe avuto bisogno di un solo assunto. Né questi dipendenti (il caro suocero e il caro cognato) si offrirono mai di aiutare rinunciando a parte del salario, anzi stavano ben attenti a contare ogni ora di straordinario. In breve le riserve economiche si inaridirono e si dovette ricorrere a un prestito. A nome del titolare, s’intende.

Anche a distanza di anni dal divorzio, ogni padre ha il sacrosanto diritto di continuare a vedere i suoi figli. Ed era proprio in ossequio a questo principio che i rapporti tra Adele ed il suo ex non si poterono mai rompere del tutto. Almeno un paio di volte a settimana, dopo aver abbottonato con cura il cappottino alla bambina, Adele la accompagnava dal suo ex marito e tornava per riportarla a casa alla sera. Che quest’uomo non volesse restare indietro nel suo ruolo di padre era chiarissimo, anzi pareva fin troppo esigente nel pretendere la compagnia della figlia. C’erano settimane in cui Adele era costretta a fare avanti e indietro dalla casa del suo ex praticamente ogni giorno ed era con aria quasi indignata che lo comunicava a Paolo. A cui poi seguiva uno sguardo più rassegnato e la frase ormai di rito: “Eh beh… d’altronde è anche sua figlia” e con aria contrita saltava in macchina.

Si può essere ciechi finché si vuole, impermeabili a qualsiasi sospetto, ma quando il demotivational ci tallona così da vicino qualcosa scatta, basta avere il giusto innesco. Talvolta la sincerità dei bambini non conosce pudore e quando una volta Paolo le chiese cosa avesse fatto dal suo papà lei con candore ammise che non aveva fatto i compiti perché tanto il papà era di là con la mamma e non avrebbe controllato. “Di là”?

«Cosa hai fatto poi oggi pomeriggio dopo aver accompagnato la bambina?»
«Sono andata a casa di mia madre»
«Ah. E che dice?»
«Cosa vuoi che dica…La solita. L’ho aiutata con le sue cose»
«Quali cose?»
«Le cose… ti avevo detto che lei si è fissata di voler spostare tutti i piatti del servizio buono, così li stiamo lavando a uno a uno per metterli nel mobile dell’ingresso»
«Ah… non me l’avevi detto»
«…»

I messaggi sul suo cellulare raccontavano però tutta un’altra versione in cui il mobile dell’ingresso proprio non si trovava. Si trovavano invece letti, quelli sì. In abbondanza. Ma quello che fece più male a Paolo fu il constatare che non si trattava di un ritorno di fiamma, non si trattava di una sbandata per un ex che “avevamo tanto amato”. Il tono era più quello di una coppia navigata e le domande molto più orientate alla quotidianità. Un esempio? In un messaggio lui scriveva: “Ma scusa resta a dormire da me venerdì tanto lui è fuori città, no?” e la risposta “Non so, ti faccio sapere, poi chiedo a mio padre se sa quando deve vedere il cliente”. In effetti Paolo era stato via per un paio di giorni la scorsa settimana, visto che per cercare di salvare l’azienda ormai andava a rincorrere i potenziali clienti ovunque. Nei messaggi dell’ex era ravvisabile persino una certa gelosia quando lui chiedeva se faceva ancora sesso con Paolo, lei mentiva e diceva “Ma va’… non mi tocca da un anno ormai” anche se continuavano a fare sesso regolarmente: non tanto, ma regolarmente.

A tutt’oggi passando di notte davanti un certo sfasciacarrozze fuori città potreste scorgere nel gabbiotto illuminato al neon un uomo con la barba incolta, imbolsito e con una bottiglia di birra sempre accanto. è Paolo che con i piedi appoggiati alla scrivania accanto alla tv fa il guardiano notturno dell’officina.

A casa si concede un pasto frugale e poco altro: una fetta significativa del suo stipendio da custode se ne va per pagare gli alimenti alla sua ex moglie che in tribunale ha strappato un accordo piuttosto favorevole oltre alla casa coniugale, e per rifondere il debito alla banca dopo il fallimento della sua azienda di trasporti smantellata per pagare il tfr ai dipendenti (l’ex suocero e l’ex cognato).

Adele vive insieme al suo ex e la sua bambina cresce una meraviglia. A dire delle maestre sembra destinata alla carriera politica, pare infatti che riesca a ottenere tutto quello che vuole dai compagni: un’amorevole furbetta, soprattutto coi maschietti. Riesce a rigirarseli a suo piacimento.

Photo by Göksel Aksoy 

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