Cara, non aspettarmi: faccio tardi in ufficio

Un mio caro amico aveva una sola regola nella vita che seguiva scrupolosamente: non prestare mai la macchina. Mai. Piuttosto si alzava alle 4 per accompagnarti in aeroporto, o si offriva di pagarti il taxi, ma non si staccava mai dalle chiavi. Peccato che Rosanna non abbia mai conosciuto questo mio amico, forse sarebbe riuscita a evitare il suo demotivational.

Rosanna è fidanzata da 4 anni con Roberto, una storia cominciata nei corridoi dell’università e proseguita negli anni fino ai primi passi nel mondo del lavoro.
Non che il passaggio alla vita “lavorativa” abbia migliorato di molto le condizioni economiche dei due vista la precarietà imperante; anzi, gran parte del loro sostentamento lo devono alla famiglia di Rosanna che, pur non essendo ricchissima, può passare una piccola somma ogni mese, abbastanza per pagare un affitto nella grande città e finanziare qualche sfizio. Anche la macchina che i due usano è della famiglia di Rosanna: niente di eccezionale, una piccola Ford del ‘96 color rosso fuoco più volte rattoppata.

Che i tempi spensierati dell’università siano finiti, Rosanna lo ha capito da un pezzo. Le feste, le chiacchierate, la spensieratezza e tutto il resto si sono come rimpiccioliti per fare posto a preoccupazione, speranza, fascino della novità, paura delle nuove responsabilità, ansia da colloquio. Ma il loro legame è ancora vivo, fanno l’amore almeno tre/quattro volte a settimana e quando lei nel letto lo guarda dormire sente ancora stringersi lo stomaco di affetto e tenerezza.

«Ho una notizia buona e una cattiva»
«Oddio ti hanno chiamato quelli della ditta farmaceutica!»
«Sì!!! E mi hanno detto che al colloquio sono stato convincente e che mi offrono un primo contratto di prova! Non è fantastico, tesoro?»
«Tesoro sarai stato bravissimo! Anzi no, tutto merito del vestito che ti ho fatto mettere!»

La notizia cattiva è che Roberto non è stato preso alla sede centrale, ma le sue mansioni saranno legate soprattutto alla parte produttiva, uno stabilimento fuori città e decisamente scomodo da raggiungere. Ma è poca cosa di fronte alla felicità di una prospettiva di carriera, prospettiva che da qualche parte nella mente di Rosanna sta già sussurrando parole come “matrimonio”, “figli”, “casa”. “Macchina” no, non c’era tra i sussurri, per fortuna che c’era nella realtà, parcheggiata sotto casa perché la condizione per l’assunzione era la disponibilità di una vettura. Senza alcun indugio Rosanna mette la sua auto a disposizione del fidanzato: potrà usarla come e quando vuole. D’altronde è più o meno quello che succede da un paio d’anni: la usano per andare a cena o in gita fuori città e guida sempre lui, solo d’ora in poi Roberto la userà molto di più anche senza lei al suo fianco.

Le settimane passano e il lavoro di Roberto procede, anche Rosanna ha qualcosa in ballo, ma si tratta soprattutto di piccoli lavori di grafica che le commissionano da più parti, non abbastanza da farci uno stipendio. In compenso Rosanna ha più tempo libero da dedicare a sé stessa, alla casa… e ai suoi pensieri. C’è da dire che ultimamente sussurrano parecchio, visto che da un po’ di tempo lei sente che c’è qualcosa che non va. Rosanna ha provato a rassicurarsi: saranno i nuovi impegni a distrarlo, sarà lo stress di dover superare il periodo di prova che lo rende più stanco, sarà la stanchezza il motivo per cui fanno così poco l’amore… Eppure il suo istinto le dice che c’è dell’altro.

«Ma cosa vuoi che ci sia? Sono stanco… senti non ti ci mettere anche tu. Non ho niente davvero. Questo weekend passiamo un po’ di tempo insieme e tutto ti sembrerà diverso». La risposta un po’ stizzita di Roberto fa fallire il primo approccio, basato sul dialogo.

Secondo livello: le indagini. Il borsone della palestra, il cellulare, il suo portatile, i vestiti sporchi nella biancheria, il cassetto. Niente.
«Che cos’è ‘sto suono?» dice Rosanna colpita da quella suoneria quantomeno inconsueta
«No, niente è il cellulare del lavoro…»
«Non sapevo ti avessero dato il cellulare aziendale»
«Me l’hanno dato da poco… scusa devo rispondere»
Ora: sarà pure che il cellulare aziendale lo tieni così come te lo danno, (nella fattispecie protetto da password); sarà pure che le big pharma avranno diversi segreti, (che di certo non affidano all’ultimo arrivato); sarà pure che il telefono aziendale lo usi con riservatezza, (ma non le precauzioni degne di un agente della Cia), ma il tutto cominciava a puzzare.

Passano altre settimane e le cose sembrano andare un po’ meglio. Roberto è più rilassato e fanno sesso un po’ più spesso. Certo c’era stato quel livido sulla coscia la settimana prima e Roberto non aveva saputo dire da dove arrivasse, anzi sembrava quasi si fosse innervosito quando lei glielo aveva chiesto; ma poca roba. Nel complesso la relazione stava tornando serena.

Non è quindi il sospetto che spinge Rosanna a organizzare una bella sorpresa a Roberto: perché non farsi trovare davanti all’uscita del suo lavoro venerdì pomeriggio?
Con la sua amica Carla e la sua macchina le due si mettono in strada, trovano l’uscita giusta della tangenziale e arrivano alla fabbrica poco dopo le cinque del pomeriggio.
Pochi minuti di attesa e gli impiegati cominciano a lasciare l’ufficio e tra questi anche Roberto. Rosanna ha già il piede fuori dall’auto e il sorriso stampato in faccia quando Carla la trattiene per il braccio e le fa notare la brunetta in tailleur con cui Roberto ride e scherza spensierato. “Da quanto tempo non aveva quell’aria con lei” pensa amaramente Rosanna, che già sente le lacrime fare capolino. Carla doveva aver visto lungo, forse anche per le lunghe chiacchierate in cui l’amica le raccontava dei suoi dubbi, fatto sta che i due non si limitano a salutarsi da buoni colleghi, ma entrano insieme in macchina, nella sua macchina, nell’inconfondibile Ford rossa parcheggiata piuttosto lontano dall’edificio. La speranza che lei volesse solo un passaggio, si infrange con il bip di un messaggio sul cellulare di Rosanna. Mittente, Roberto. Contenuto: faccio un po’ tardi, mi hanno trattenuto a lavoro.

Che meraviglia queste macchine moderne: le fanno talmente silenziose che nemmeno quando Carla e Rosanna hanno praticamente accostato alla Ford Roberto si accorge di nulla. Rosanna scende dall’auto, si avvicina al finestrino della Ford e vede quello che in cuor suo forse già sapeva, ma che fino a quel momento le sembrava impossibile. Il tailleur della collega di Roberto mostrava una versatilità che non lasciava sospettare pochi minuti prima: la gonna era infatti tirata su fino alla vita e permetteva alla ragazza di tenere le cosce spalancate. Un invito che Roberto aveva evidentemente saputo cogliere al volo perché aveva le mani nelle sue mutandine, mentre le infilava la lingua in bocca.

Roberto percepisce una presenza oltre il finestrino, si gira, vede Rosanna e strizza gli occhi, come stupito, come se stentasse a riconoscerla. Questione di pochi attimi e tutto gli è chiaro eppure nessuno riesce a muoversi. Lo fa Rosanna dopo pochi secondi che le sembrano eterni e corre via verso la macchina di Carla.

«Parti. Andiamo via» dice alla sua amica e non riesce ad aggiungere altro.

Ci sarebbe molto più da rottamare, pensa Rosanna quando affida la sua vecchia auto al concessionario che la ridurrà ad un cubo di metallo e lamiere. Peccato che non ci sia un modo altrettanto efficace di distruggere i ricordi. Le immagini che aveva visto quel pomeriggio e tante altre che la sua immaginazione ha creato dopo, forse smetteranno di fare capolino tra la tappezzeria, il volante e gli interni della vecchia Ford, ma nella sua mente resteranno vivi ancora per molto tempo, anche in un abitacolo che ha il classico odore di nuovo, ma che non basta a far sentire nuovi anche noi.

Photo by Emily’s mind

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>