Lasciami entrare

«E tu cosa ci fai qui?…»
«Come sarebbe cosa ci faccio? È casa mia. Perché ti eri chiusa dentro?»
«Sì… ma… non eri da tua madre?»
«Non mi sono sentito bene e sono tornato prima. Insomma fammi entrare!»
«Ehm… no… ora non puoi…»

Per comprendere appieno il surreale dialogo che avviene sull’uscio della porta di casa di Domenico e Silvana occorre fare un passo indietro e spiegare le abitudini di questa affiatata (e apparentemente solida) coppia di sposi novelli.
I due stanno insieme da qualche anno e non appena i conti lo hanno permesso si sono sposati e hanno comprato casa insieme, un appartamentino di pochi metri quadri sufficienti per sognare o per litigare come in questo caso. Non che i due litighino così spesso, ma se tutte le altre volte Domenico aveva sempre cercato di comprendere il punto di vista di sua moglie, questa volta proprio non si capacitava: lasciarlo al freddo sul pianerottolo senza permettergli di entrare. E tutto perché è tornato senza avvisarla.

Un sospetto emerge tra le pieghe della coscienza di Domenico, si fa strada nella sua mente e comincia a consolidarsi. Il fatto è che da quando sono andati a vivere insieme qualche mese fa, lui non ha mai rinunciato al pranzo con i suoi genitori ogni sabato. Quel giorno però non si sentiva bene, aveva salutato i suoi prima ancora che si mettessero a tavola e ripreso la strada verso casa. Dove sua moglie sta cercando di impedirgli l’accesso, lasciando la chiave nella toppa dall’interno e sbarrandogli la strada dopo aver scampanellato.
«Senti smettila, non mi sento bene e non mi va di discutere» dice lui spingendo con risolutezza la porta e avviandosi verso la camera da letto.
«No, non andare di là!» dice Silvana mentre continua a sistemarsi i capelli
Adesso più che un piccolo dubbio, Domenico ha in testa un elefante. «E perché mai, scusa?»
«Ho appena pulito» Silvana raccoglie i capelli e si fa la coda.
«Pulirò di nuovo io dopo»
«…»

Il letto sfatto con la coperta tirata su alla buona e i vestiti di lei sulla poltrona sono il meno, lo shock per Domenico è vedere distintamente attraverso le tende la figura di un uomo in balcone che si muove rapidamente.
A meno che non si tratti di un uomo capace di volare fino al terzo piano è evidente che fino a qualche istante prima fosse nella stanza e quando Domenico apre la finestra non ha bisogno di domandarglielo. Gli basta guardare Paolo nudo fino alla cintola che si sta ancora abbottonando i pantaloni.
Sarebbe stato difficile contare tutte le volte che i tre avevano cenato insieme. Circa un anno fa Silvana glielo aveva presentato come un suo “caro amico” e lo aveva invitato diverse volte a passare la serata con loro due. Una volta Domenico e Paolo si erano persino visti da soli, una sera in cui avevano visto il posticipo di campionato al pub sotto casa perché il televisore non voleva proprio saperne. In quell’occasione Silvana aveva insistito e si era detta “stra-contenta” che i due passassero un po’ di tempo tra loro e che “no, non le dispiaceva affatto restare a casa da sola”.

Domenico si gira e incontra lo sguardo di sua moglie che l’aveva seguito fino alla stanza. Paolo rientra in casa dal suo inutile nascondiglio e guarda i due coniugi. Nessuno parla. È lei a rompere il silenzio:
«Nico, ascolta…»
«No. Non voglio sentire niente». Domenico ha la sensazione di sentire la sua stessa voce arrivare come da lontano.
Inaspettatamente è Paolo ad avere la voce più ferma:
«Ascolta Domenico, mi spiace che tu sia venuto a saperlo così… Volevamo dirtelo, giuro…» Ma Silvana lo fulmina con lo sguardo e il discorso gli muore in gola.
«Parleremo dopo. Io torno tra un po’ e ne riparliamo. Io e te» dice Domenico a Silvana e subito dopo esce sbattendo la porta.

Domenico non era certo dell’umore giusto per apprezzare il lato comico della faccenda, con l’amante costretto a scappare nudo dalla finestra come nei film americani e a differenza dei film lui non va al bar a bere whisky liscio, ma si rifugia in macchina. Si accorge di essere sudato e incapace di ragionare lucidamente. Accende la radio, la spegne. Passa il tempo praticamente senza riuscire a schiarirsi le idee e aspetta il confronto con sua moglie.
Il sole sta già cominciando a nascondersi tra i palazzi quando Domenico fa le scale e infila la chiave nella serratura… ma la porta di nuovo non si apre. Anche stavolta lei deve essersi chiusa dall’interno lasciando la chiave nella toppa.
Uno scherzo. Un errore. Un déjà vu. Un sogno. Un incubo. Nessun delirio onirico, si tratta solo di un semplice demotivational. Silvana gli apre la porta, indossa solo la vestaglietta e ha i capelli arruffati. Mentre Domenico la guarda con gli occhi sbarrati cercando di interpretare la scena, dal corridoio spunta Paolo che non ha ancora finito di abbottonarsi la camicia e si sta ravvivando i capelli. Mentre l’amante supera la coppia e prende la porta per uscire, Domenico lo sente borbottare qualcosa che interpreta come un saluto. Poi lui scompare alle sue spalle e Domenico resta solo con sua moglie che lo guarda indifferente e un macigno sulle spalle: la consapevolezza che mentre lui era in macchina sconvolto dall’accaduto lei aveva approfittato di quel tempo per concludere ciò che aveva iniziato sul loro letto ore prima, proprio come aveva programmato fin dal principio.

 

Photo by Etienne 

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