L’importanza dell’esercizio fisico

La classica brava ragazza

«Ricordati che mercoledì dobbiamo andare a vedere quella casa in centro»
«Sì certo, mi ricordo! Perché me lo ripeti sempre? Scappo in palestra sono in ritardo al corso»
«Mmm… ok. A dopo».

Non è la prima volta infatti che Pietro ricorda a Milena l’appuntamento con l’agente immobiliare. Ultimamente la vede distratta e svagata, il che se si parla di Milena è davvero notevole. Precisa, corretta, attenta e docile, Milena è la classica “brava ragazza”; talmente brava da essere quasi noiosa: sempre la prima della classe, laureata col massimo dei voti, mai un colpo di testa o una bravata. Milena, 27 anni a febbraio, è la fidanzata che tutti gli uomini all’antica desiderano: una sicurezza. Più o meno.
I due stanno insieme da diversi anni e sembra essere arrivato il momento in cui fare “il grande passo” non che sentano chissà che slancio, ma insomma dopo tanto tempo la storia deve evolversi in qualche modo, qualcosa la si deve pur fare e allora hanno cominciato a cercare una casa dove poter andare a vivere insieme, solo che non è facile fissare gli appuntamenti: lui ha un lavoro che gli porta via un sacco di tempo e lei, pur essendo ancora disoccupata ha cominciato a frequentare la palestra con inflessibile assiduità.

«Dove sei?»
«Sono in macchina, perché?»
«Come sarebbe “perché”? Sei impazzita? Sono qui davanti all’appartamento, ti sto aspettando da mezz’ora. Ti sei dimenticata?»
«N…o, no. Che dimenticata!? Sto arrivando c’era, ehm, traffico, ma sto arrivando»
«Traffico eh?»
«Arrivo. Chiudo, sto guidando».
L’agente immobiliare dissimula il suo malumore per l’attesa. D’altronde quella è proprio la tipologia di cliente che preferisce: coppia, classe media, un passo dal matrimonio. Un contratto facile facile… Eppure lei non sembra tanto entusiasta. Questa era la sua casa migliore, il fiore all’occhiello dell’agenzia, ma lei niente. Lui ha occhio per queste cose e capisce che lei non ha il comportamento giusto: non chiede niente, non guarda i dettagli, non testa la tenuta dei muri, nulla… cammina tra le stanze come se fosse ad una mostra di arte contemporanea, annuendo ogni tanto ai suoi panegirici. Persino informarla della doppia esposizione a Sud e a Est (“la combinazione migliore”) non ha sortito che un debole cenno di approvazione.
Soli, dopo la visita, anche Pietro non si sente molto a suo agio:
«Non ti piaceva?»
«No, no. Era bella… Boh, non so»
«Era quella su cui puntavamo di più, ti ricordi?»
«Sì, no, infatti. Non è male»
«»

L’errore peggiore nei rapporti umani, soprattutto nelle relazioni: dare per scontata una persona. Pensiamo di conoscerla, di aver approfondito, di sapere tutto e lentamente smettiamo di vederla per sostituirla con l’immagine che di lei ci siamo costruiti. Piccoli cambiamenti nel comportamento come quello in questione spesso non sono sufficienti a destarci da questo torpore. Sentiamo che c’è qualcosa di diverso ma non è abbastanza per riacquistare la vista. E così è per Pietro che continua a vedere la sua ragazza come una sorta di Maria Goretti, ma più gnocca.

Un segno sul corpo

Un giorno però Pietro si sveglia. È sabato sera e lui ha appena finito di lavorare. L’entusiasmante programma con Milena prevede pizza e film, tutto rigorosamente a casa di lei. O meglio dei genitori di lei, quindi è fuori discussione anche la trombatina d’ordinanza.
Lei indossa una canottierina, non porta il reggiseno e mentre si sta sistemando sul divano lui lo vede. Un segno sul collo, sulla spalla quasi. Una segno rosso che tanto somiglia a un succhiotto.
«Cos’hai qui?»
«Cosa? Dove?»
«No, no, stai tranquilla. Hai un segno, tipo un graffio. Che hai fatto?»
«Non so, mi sarò grattata, un insetto… ma che turno hai domani?»
«Perché?»
«No, niente così per sapere»
A quel punto a Pietro viene il lampo di genio: «Doppio turno. Devo restituire il favore a Carlo, e mi fermo fino al pomeriggio»
«Ok, così vado in palestra»
«Tanto non mi libero prima di sera».

Non era vero ovviamente, Piero vuole fare chiarezza e ‘sta storia dell’insetto non lo convince affatto. Non sa ancora bene come, ma qualcosa deve farla. Non ha ancora formulato alcun sospetto, la sua mente ancora non glielo concede, ma il dubbio è un corpo celeste sempre in movimento con una discreta forza di gravità. Più continua a girare, più attira particelle e asteroidi, ingrandendosi.
Il giorno dopo Pietro è appostato in macchina all’angolo di casa di Milena, ha preso la macchina di suo padre, non la sua. Si sente uno stupido a stare lì nascosto ma sente che deve ubbidire a questo imperativo. Un paio di volte mette in moto l’auto per andarsene e finirla con quella pagliacciata, entrambe le volte la spegne e torna ad aspettare. Vuole vedere dove va.
Finalmente lei esce. Si erano sentiti poco prima, lui fingendo di essere ancora a lavoro, lei pronta per andare in palestra. In effetti quando passa ha con sé il borsone grigio, i capelli raccolti e le scarpe da ginnastica. Lui aspetta che lei gli passi davanti poi mette in moto e la segue.
Il percorso è giusto, sembra proprio che si stia dirigendo in palestra. A un semaforo lui è un paio di macchine dietro di lei, riesce a intravederla. Lei si piega, che fa? Prende il cellulare? Forse. Ha la testa piegata, sì, sembra proprio che stia usando il telefono ma non può giurarci. Quando scatta il verde lei non se ne avvede, la macchina dietro suona il claxon, lei riparte in tutta fretta.
Pietro continua a seguirla, sono ormai a pochi metri dalla palestra. Lei parcheggia. Scende dalla macchina, prende il borsone. Si guarda intorno come indecisa: diavolo! Per poco non lo vedeva. Preme il tasto per chiudere la macchina e senza più indugiare varca la soglia della struttura e si avvia verso lo spogliatoio femminile.
“Ufff! Che sollievo… Che scemo che sono stato! Ma come poteva venirmi in mente? Io e la mia gelosia. Ahahah! Che roba!” Accende la macchina, stavolta senza esitazioni inforca la prima diretto al fioraio più vicino: non gli importa se è domenica, ne troverà uno aperto. Vuole comprarle dei fiori come per farsi perdonare di aver pensato a male, anche se lei non può saperlo.
Pietro sta rimettendo in tasca il portafoglio e prende tra le braccia l’enorme mazzo di rose che gli sta porgendo il fioraio. Quello che non sa è che Milena nello stesso momento non si trova sulla cyclette, né sullo step e nemmeno sul tapis roulant. Certo sta pur sempre bruciando calorie, ma “l’attrezzo” che sta usando è di ben altra natura. È nuda, avvinghiata con le gambe intorno ai fianchi di Giorgio e asseconda i suoi movimenti appoggiata al lavandino di uno dei bagni della palestra. Sanno che nessuno li disturberà, è la zona riservata agli istruttori e lui sa che c’è solo lui di turno quel giorno. I pochi clienti in sala non sentiranno troppo la mancanza del personal trainer e lui non voleva aspettare. L’ha vista e non ha resistito trascinandola al loro ormai “solito posto”, lì dove tutto era iniziato qualche settimana prima. È eccitato come la prima volta che l’avevano fatto, la fa girare e la prende da dietro fino a venire su quelle belle chiappe sode che lui stesso aveva contribuito a rassodare.
Anche con l’allenamento tradizionale.

E vissero tutti…

La doppia esposizione è favolosa. Quel diavolo di agente immobiliare aveva ragione: è il massimo! Certo non era stata a buon mercato, ma ne era valsa la pena. Milena poi aveva scelto e sistemato i mobili davvero bene, rendendo la casa efficiente e di buon gusto. Mancavano ancora dei pezzi, si erano trasferiti da così poco, ma tutto si sarebbe sistemato. Anche lei sembrava cambiata, sembrava tornata quella di un tempo: dopo un momento di incertezza iniziale aveva preso a dedicare tutto il suo impegno nell’arredare il loro appartamento e ci stava mettendo la stessa buona lena per organizzare il matrimonio. Ora Milena è serena, ha un sacco di tempo per sé e per la casa e nei momenti in cui tutto questo le sta stretto e si sente soffocare le basta pensare ai muscoli del suo bell’istruttore che si tendono mentre la sbatte con forza. Ha cambiato palestra per non destare sospetti, ma non abitudini. La sua frequenza è costante, le sue sedute piuttosto lunghe: agli atti almeno due ore, anche se nella realtà ne fa poco meno di una o alle volte nessuna, impiegando il resto del tempo al motel o a casa di lui. Tornare a casa dopo aver fatto una bella doccia, stanca e con i capelli un po’ bagnati è perfettamente in linea con la sua “copertura” e al di sopra di ogni sospetto. Non che ce ne sia bisogno: Pietro è talmente tranquillo e innamorato che non sospetta di nulla, ogni tanto in casa la prende tra le braccia e le dice:
«Amore mio quanto sei bella! Sei il ritratto della felicità…»
«Mmmsì può darsi» si schermisce lei
«Tutto merito mio vero?»
«Tsè… ma guarda che presuntuoso! – scherza lei – tu non c’entri proprio nulla: tutto merito della palestra!»

 

Photo by Marco Crupi – Licenza Creative Commons

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>