Tradire il marito o la moglie è una questione genetica

«Non sono stato io, è stata la spinta evolutiva!»

È quell’interrogativo a cui non riusciamo a dare risposta, quel “perché si tradisce” che logora, specie se poi tradire il marito o la moglie (ma vale anche per fidanzati e fidanzate) sembra essere un fulmine a ciel sereno, in coppie apparentemente felici.
In un’intervista per un programma televisivo, lo psichiatra, psicoterapeuta e sessuologo Alberto Caputo indaga quello che può essere il reale peso della genetica come anticamera dell’infedeltà.
«Noi ci portiamo dentro i geni del tradimento. – dice Caputo, autore tra l’altro nel 2010 di “Schifoso traditore. Come riconoscere le tracce dell’infedeltà” con 80144 edizioni – Gli uomini sono tendenzialmente dei traditori seriali per motivi evoluzionistici: appena possono cercano una nuova compagna con cui riprodursi».
Per quanto riguarda le donne invece «tendono a essere delle traditrici di tipo “opportunistico”: se hanno l’occasione per poterlo fare lo fanno».
Concetti già noti e spesso usati come mera scusa da parte dei fedifraghi, che però possono a loro discolpa citare un ulteriore dato sempre riportato dal dottor Caputo: «Analizzando il corredo genetico dei figli di una coppia, si è osservata un’alta probabilità per il quarto e quinto figlio di essere frutto di un rapporto extraconiugale. La teoria del “papà bello”, ovvero una donna dopo aver assicurato una prole al primo compagno ne cerca un altro con caratteristiche fisiche migliori che possa darle una progenie “più bella” e quindi da un punto di vista evoluzionistico più capace di procrearsi a sua volta».

Tradire sì, ma dove e come

Tuttavia c’è chi assegna un peso molto marginale alla spinta genetica, riservandone invece uno molto più consistente alle dinamiche sociali.
Per Caputo il luogo di lavoro consente lo sviluppo di motivazioni “verticali” «di tipo dominante: ovvero superiore/sottoposto, oppure dinamiche “orizzontali” come la competizione o l’emulazione». Qualunque sia la spinta alla base, il luogo di lavoro resta il più galeotto. In accordo anche con quanto riporta il Centro Studi dell’Ami: l’associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani che stima nell’ordine del 60% la percentuale delle infedeltà che avviene in ufficio. Sì, ma quale ufficio?
«I luoghi di lavoro a maggiore rischio tradimento sono, nell’ordine: gli ospedali e le cliniche, gli studi professionali, le redazioni giornalistiche, pubblici uffici e banche. – Spiega l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell’associazione – Tra le infedeltà coniugali consumate tra colleghi spiccano anche quelle a sfondo omosessuale (7% dei mariti, 5% delle mogli)». (Qui l’articolo completo)

A proposito di luoghi “a rischio” ecco una vera chicca. Se sul luogo di lavoro ci avreste scommesso in molti, pochissimi invece indovineranno che nella top five compare anche… la scuola dei figli. Parrebbe infatti che incontrare la giovane mamma del compagno di banco del figlio, o l’avvenente papà di quella bimba di terza prima della campanella, sia un’attrazione irresistibile. Quindi la prossima volta che il marito si offre di accompagnare il bambino a scuola per “sollevarvi da almeno uno dei tanti impegni che gravano sulla vostra giornata”, aspettate a nominarlo papà dell’anno, la spinta potrebbe essere ben più sordida e arrivare da molto “più in basso” del cuore.

 

Photo by Francisco Osorio – Licenza Creative Commons

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