Al supermercato del sesso

L’approdo erotico

Ognuno ha i suoi hobby e le sue passioni. C’è chi ama il calcio, chi si droga di playstation, chi colleziona monete e francobolli. A Gabriele piace andare a puttane. Non che il resto non gli interessi, assolutamente! Anzi ha una vita piena: una fidanzata bella e affascinante con cui fa del buon sesso, una famiglia a cui è molto legato, una moto che cura come se fosse la sua amante e un lavoro sicuro. Gabriele fa il rappresentante per una ditta che vende i suoi prodotti in tutto il mondo e che lo manda in giro di continuo per l’Europa e il Medio Oriente.
Proprio come i proverbiali marinai con una donna in ogni porto, Gabriele per ogni città ha un indirizzo: quello di un bordello o di una escort.

Il collezionista del sesso

Tutto era cominciato qualche anno prima durante un viaggio ad Amsterdam: un momento di sconforto, un bicchiere di troppo al bar dell’albergo, una passeggiata nel quartiere sbagliato. Quella ragazza poteva avere vent’anni, o poco più. Quell’intimo provocante in vetrina e quelle gambe lunghe e bianche come le pianure siberiane avevano fiaccato ogni resistenza di Gabriele che prima di varcare la soglia di quell’appartamento si era guardato un’ultima volta intorno, come ad assicurarsi che nessuno lo stesse osservando pur essendo a migliaia di chilometri da casa.
Quell’episodio era rimasto a lungo un caso isolato. Per mesi i suoi viaggi erano rimasti solo cifre, uffici e strette di mano, ma l’argine ormai era rotto. La crepa irrecuperabile. Qualche mese dopo la tentazione aveva avuto la meglio a Praga e a Berlino, dove alcuni speciali centri termali forniscono servizi di ben altra natura. In seguito Gabriele si era arreso al canto delle sirene (più che altro al sesso delle sirene) anche a Ginevra, Palma di Maiorca, Ankara, Debrecem, Brno, Vienna, Innsbruck, Corfù, Atene, Roma, Tokyo. Solo nell’ultimo anno.

«Amore perdonami! Ti ho tradita solo una volta… per città»

Gabriele non manca di menzionare ogni luogo mentre confessa tutti i suoi tradimenti alla sua fidanzata Amelia con cui sta insieme da 7 anni e convive da 4. Mentre ripercorre tutto il suo tour internazionale rivede ogni scaletta, ogni portone, ogni vicolo dove si avventurava. Ricorda le telefonate, i siti, i messaggi nell’inglese stentato di tutte queste donne. Uomini sconosciuti che dopo un drink lo scortavano nei posti più squallidi promettendogli i migliori luoghi di piacere e che qualche volta l’avevano anche rapinato. Le donne quelle no, non le ricorda. Nella sua mente restano solo braccia, respiri, sesso, odori, capelli, sperma, denti, pompini, umidità: un mare di immagini indistinguibili ammassate le une sulle altre.

Matrimonio, figli e ipocrisia

Amelia adesso sta lanciando i piatti contro Gabriele che si ripara dietro lo stipite della porta, ma più forte del rumore delle stoviglie che si disintegrano sul muro, lei sente risuonare le sue parole nelle eterne discussioni degli ultimi mesi. Lui che insiste per un matrimonio tradizionale, con vestiti classici e una schiera infinita di parenti, lei che vorrebbe continuare a convivere o al massimo sposarsi senza troppi orpelli: pochi amici e una festa in campagna. Lui che insiste per avere un figlio, lei che non si sente pronta. Più risente nella sua mente lui che dice: “Mia mamma me l’ha chiesto ancora, dice che lei è andata al matrimonio di tutti i miei cugini facendo regali a destra e a sinistra e che ora toccherebbe a noi riceverli…”, più i piatti volano per la cucina. Il bello è che Amelia non avrebbe mai scoperto la verità, la confessione di Gabriele è stata totalmente libera. Rimorso di coscienza? Vigliaccheria? Desiderio di sgravarsi dal peso? Crudeltà? Magari quello di Gabriele era solo amore, amore vero per la “famiglia tradizionale”: non penserete mica che i clienti delle prostitute siano tutti single, vero?

 

Photo by Suzanne Gerber – Licenza Creative Commons

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