Matrimonio a tempo determinato

In Italia ogni mille matrimoni si contano 311 separazioni e 174 divorzi. Sono i dati ufficiali dell’Istat che raccontano di un Paese dove ci si sposa meno (per capirci nel 2013 sono convolate a nozze 194.057 coppie, mentre nel 2001 erano 264.026) e dove ci si dice addio molto più spesso. Chiaramente sono cambiati i costumi, siamo tutti più indipendenti, ma se un matrimonio su tre finisce in tribunale forse il motivo va cercato altrove, in qualcosa di più profondo. Ci sono anche coppie che continuano a restare insieme con stolida perseveranza, salvo poi ricorrere a qualche “deviazione” dalla retta via, come in questo demotivational avvenuto all’interno del matrimonio. Non affrettatevi ad esprimere un giudizio, non prima di aver letto il punto di vista di Simona Friuli (in foto), gradita ospite del nostro blog

Fenomenologia del sentimento amoroso

Simona Friuli per Club DemotivationalEsiste l’amore eterno? Vi è mai capitato di riflettere su quanto il sentimento amoroso venga enormemente sopravvalutato?
A me è successo; se anche voi pensate in questo modo – e, in più, credete che “Romeo e Giulietta” sia la tragedia shakespeariana più inflazionata e inspiegabilmente nota – questo è l’articolo che fa al caso vostro.
Sono Simona Friuli, un’aspirante scrittrice di ventitré anni, e credo fermamente nell’esistenza di argomenti molto più interessanti dell’ormai ben noto legame d’amore che fonde due individui: su questo tema sono state composte canzoni, sono stati scritti romanzi e poesie, e costruiti miti e leggende – il mondo intero è disseminato di “manufatti” che testimoniano la potenza delle passioni umane; un fenomeno di innegabile portata.
Perché quest’ossessione?
L’essere umano è geneticamente programmato per riprodursi, contribuendo così alla proliferazione della specie: è un processo estremamente naturale.
L’amore non è altro che un impulso, assimilabile alla forza che ci spinge a nutrirci o ad espletare le nostre funzioni corporali; è lecito che su di esso si concentri molta attenzione, dato che si tratta di un moto dell’animo dotato di una gradevolissima estetica.
Nonostante questa consapevolezza ne siamo saturi: figure fantomatiche come quella del “Principe azzurro” e leggende popolari riguardo l’essenza imperitura dell’amore – chi non ha mai sentito dire: “E vissero PER SEMPRE felici e contenti ? Esiste davvero un matrimonio che duri “per sempre”?– non rendono giustizia alla supposta razionalità e intelligenza di noi esseri moderni.
Trattasi unicamente di “dolci bugie” e delizioso, in merito, è questo estratto de “La foresta della notte”, romanzo della meravigliosa scrittrice Djuna Barnes che riferendosi al topos letterario del principe azzurro scrive: “Su di loro venimmo trafitti nella nostra infanzia, quando cavalcavano nei nostri abbecedari (…) dovevamo incontrarli prima o poi, perché essi sono la risposta all’idea che le nostre nonne si facevano dell’amore e che non si è avverata mai; la vivente illusione dei nostri secoli.”
Invenzioni che non hanno alcun corrispettivo nel mondo reale – sistema di pensiero utopistico e abbastanza naive; l’amore (e di conseguenza anche il matrimonio) non dura in eterno e il perché ce lo racconta la scienza.

Il matrimonio antropologico

Secondo gli antropologi la coppia ha una vera e propria scadenza, su cui non influirebbero malintesi o litigi: è tutta questione di evoluzione.
Dopo quattro o cinque anni, il necessario per accudire la prole, si prova l’impulso di riassortire la coppia; è qualcosa di ancestrale che, nonostante i sensi di colpa, ci dice che è giunta l’ora di cambiare.
In base alle ricerche di Helen Fisher, antropologa e docente all’università di Rutgers (tra l’altro consiglio a chiunque sia colpito dall’argomento una lettura dei suoi articoli estremamente interessanti qui) in noi è presente un vero e proprio orologio biologico dell’innamoramento, che “ci fa desiderare e sopportare il partner come in un contratto a termine”.
La tendenza odierna è quindi quella di una “monogamia seriale” in base alla quale nella nostra vita si susseguono diverse relazione di medio-lunga intensità, la cui durata, sempre secondo gli studi della Fisher, non supera i quattro anni, l’intervallo di tempo tra le nascite: i bambini, in antichità – una volta raggiunta quell’età – potevano essere curati dai parenti in gruppo e i genitori potevano quindi fare figli con partner differenti .
Triste forse, ma inesorabilmente vero, pensare che la “fedeltà per la vita” altro non sia che un retaggio economico-culturale, affermatosi dieci mila anni fa: all’epoca il cambiamento che introdusse la stabilità nella relazione, fu introdotto dalle femmine, come ci spiega l’antropologa Nancy Turner: “Le femmine dell’epoca, desideravano maschi più cooperativi, perché la prole diventava sempre più difficile da accudire, quindi divennero disponibili tutto l’anno, senza mostrare quando erano fertili, per attirare i partner. I maschi, a loro volta, trovarono più vantaggioso l’avere una compagna fissa, in tranquillità.”
Quando gli uomini divennero agricoltori, quindi, il concetto di “paternità sicura” era fondamentale per consentire il passaggio ereditario delle terre: la monogamia era garanzia di stabilità socio-economica.
In base a tutto ciò è inutile fossilizzarsi su fantasticherie e convinzioni surreali, anche se riconosco che rendano l’esistenza più tollerabile; tuttavia non so voi, ma io preferisco “l’arido vero”.

Simona Friuli

Photo by Kleb’s – Licenza Creative Commons

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>