Tinder, WhatsApp e Snapchat: una vera storia d’amore

Oggi parliamo di Tinder. L’applicazione per cellulari che tanto piace a migliaia di persone. In apparenza è semplicissima: la scarichi, ti iscrivi e trovi quello che ti piace. Il problema talvolta è che quello che non ti piace trova te. 

Scritta dalla bella e brava Sofia Anghileri (che potete ammirare nella foto dopo 46 ore di Photoshop), scrittrice in erba già ospite del blog con le sue romantiche e strampalate riflessioni, la storia di oggi mette in guardia sull’uso di Tinder e delle altre chat che ciascuno usa con scopi diversi.

Fuoco Amico

di Sofia Anghileri

 

Sofia Anghileri Club DemotivationalUn amore nato su Tinder

C’è sempre una logica a guidare le azioni e a determinare le scelte in questa vita orchestrata dal caos.
Giada è confusa e depressa: ha smarrito la rotta.
Le capita spesso ultimamente di sentirsi così, avulsa dal mondo. Ma la colpa di ciò che accaduto è tutta sua. È molto giovane, ebbra di vita e non metabolizza il disincanto di un addio, non sa sopravvivere ai continui abbandoni. Ma è la fallace prospettiva in cui si pone a distorcere la realtà; solo una folle o un’ingenua come lei può pensare di trovare l’amore sulla chat di Tinder.
Chi posta le proprie foto fa mostra di sé, enfatizzando l’incarto più che la sostanza.
Flirtare, scambiarsi complimenti e un minimo fraseggio di battute fa parte del gioco, per l’approdo sicuro in un letto sfatto bell’e pronto all’uso.
La sua storia con Carlo, il primo uomo abbordato su Tinder, si era consumata in un soffio, perché era scritto che finisse così, al volo come era cominciata.
Poi, come nelle favole, si materializzò improvviso il Principe Azzurro, perché la felicità è simile al sonno, aveva letto da qualche parte e non arriva finché l’aspetti.
Ancora un po’ malconcia dopo la delusione di Carlo guardava al futuro con rinnovata speranza, perché per lei ogni giorno era carco di aspettative, col profumo intenso e magico della vigilia di Natale.
Kevin, si chiamava l’atletico e figo soldato americano di stanza a Ghedi che l’aveva tampinata per mesi. Alto più di un metro e novanta, biondo con gli occhi azzurri tersi come il cielo dell’Arizona in cui era nato, vantava un fisico da paura, muscoloso e scolpito. Si parlavano per ore e lui le lasciva ogni giorno messaggi vocali con quella voce da brivido, da orgasmo immediato…
Non conosceva una parola d’italiano e questo lo rendeva ancora più sexy.
Da Tinder erano passati a WhatsApp e lui la salutava spesso con «Hi sweetie» un saluto che aveva il potere di farla sentire la protagonista di un film.
«Ti prego, così mi farai impazzire! Devo conoscerti, guardarti da vicino e baciarti!» le ripeteva puntualmente.
Un sabato pomeriggio lei si decise. Non fece in tempo a contattarlo che lui lesto accettò l’invito:
«I’m coming. Salgo sul treno, prenoto l’albergo a quattro stelle vicino a casa tua e non sprechiamo nemmeno un minuto. Sono in licenza fino a domenica sera.»
Era iniziata così quella loro romantica storia di passione.

Tu vuò fa’ l’americana

A Giada Kevin piacque all’istante, percependo d’istinto l’alchimia epidermica e l’immediata armonia che accorda due anime. Inoltre serbava una struggente nostalgia per l’America, dopo l’estate trascorsa a New York e un’inclinazione per gli americani, genuini e disarmanti.
Commossa per le pazzie d’amore che Kevin compiva per lei, si scioglieva quando lui la colmava di attenzioni o inscenava infuocati conflitti a fuoco tra le lenzuola
Dopo le fatiche amorose un’abbondante colazione con uova sbattute e bacon resuscitava anche i morti! 

«Di ritorno dall’ Afghanistan niente e nessuno mi fa più paura, figurati se temo di dichiararti il mio amore e mostrarmi vulnerabile! Nella mia vita ho affrontato prove durissime, ho conosciuto il dolore vero. Ho già quasi trent’anni e il candore che illumina il tuo sguardo mi turba, perché mi fa stare bene, in pace col mondo!»
«Sei una persona stupenda che si eccita non solo a denudarmi il corpo, ma l’anima. Nessuno prima mi aveva fatta sentire così, libera di essere davvero me stessa. Tutti scambiano la mia fragilità per una risorsa da sfruttare, senza prendersi la briga di scoprire che questa mia attitudine a compiacere, a rendermi disponibile è tutt’altro che una resa. Tu parlando con me, avido persino dei miei silenzi, hai scoperto che adoro i girasoli, che il verde è il mio colore preferito, che mi piace Michael Bublé e che non digerisco i peperoni… è come se ti conoscessi da sempre».

«Ognuno di noi coglie quello che vuole vedere, o che gli fa più comodo» continuava con la semplicità che gli era abituale.

Ok per la biancheria sexy, ma lascia perdere Facebook

Spesso era lei a raggiungerlo nell’appartamento che Kevin aveva fuori dalla base. Ad Halloween si era travestita da gattina con tanto di orecchie e biancheria leopardata e trovato il coraggio di vivere la sua sessualità senza pudore, assecondando le fantasie che le infuocavano il corpo, fiera e selvaggia. 

Dopo l’amore indossava una maglietta dell’esercito per conservare più a lungo il suo odore e non soffriva neanche più d’insonnia, perché con lui si sentiva protetta. Abituato alle missioni, gli bastavano tre o quattro ore di riposo, così se lei si rigirava tra le sue braccia lo trovava sveglio a vigilare il suo sonno.
Ma si sa dopo i sogni arriva brusco il risveglio.
«Honey, settimana prossima mi spediscono ad Aviano. E’ prevista un’ispezione e alcuni della mia compagnia saranno inviati in Africa. Ti prometto che farò il possibile per continuare a sentirti e a vederti come abbiamo fatto fino a ora. I miss u a lot…»
«Amore non ti angosciare. Dammi l’amicizia su Facebook, così mi sembrerà di averti più vicino.»
«Veramente Facebook non lo uso mai, fatti piuttosto Snapchat, così ci scambiamo qualche foto porno e faremo l’amore, fino a quando non ci riabbracceremo!»
Giada non era sospettosa per carattere, ma senza rendersene conto avvertì una nota stonata.
Da quel giorno fu sempre più difficile incontrarsi e anche le telefonate si fecero più rare. A lei mancava non poterlo baciare, toccare, assaggiare, si sentiva una vedova bianca e nemmeno le foto audaci le colmavano quel vuoto.
Per il giorno del Ringraziamento voleva organizzare una cena americana a base di tacchino, ma doveva prenotare, così cercò si capire se lo poteva raggiungere.
«Sweetie, purtroppo lo saprò all’ultimo, non mi va di impegnarti a pagare l’anticipo al ristorante, so che si parla di cifre folli!»

C’era un ragazzo che, come me, amava i Beatles e i Rolling Stones

Giada non ci pensò neanche un po’ su. Chiese alla sua collega di far cambio di turno e si prese il giovedì libero per fare una sorpresa a Kevin. L’avrebbe raggiunto ad Aviano, nell’appartamento di cui lui le aveva tanto parlato, ma che non aveva ancora visto.
Non le pesarono neppure le quattro ore di treno né lo scalo per la coincidenza.
Lo contattò via WhatsApp senza svelare di essere lì a pochi metri dalla base, ma lui tetro le disse di essere ancora bloccato al lavoro, stanco e mortificato per non avere avuto un minuto di tempo per lei.
Mentre digitava con dita tremanti tutto il suo amore per lui, lo vide uscire dalla base abbracciato a una sventola bionda e per mano un bambino dalla zazzera albina che saltellava felice chiamandolo “Daddy”!
A Giada mancò il fiato, pietrificata dal dolore. Rivisse a ritroso i flashback della sua storia d’amore, riudì ogni parola, riassaporò i profumi e i sapori, percepì le calde carezze, mentre un mare di tristezza le offuscava gli occhi fradici di lacrime.

 

Photo by Ari Moore – Licenza Creative Commons

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>