“Mi ha tradito e adesso?” – Le 7 tipologie di traditore

“Mi ha tradito e adesso?” Prima ancora di prendere una decisione sul proprio futuro, il/la cornuto/a esige una spiegazione. Quello che ne viene fuori è una girandola di scuse, dalla più gretta alla più aulica. Ogni traditore ha la sua, ma nella svariata compagine esistono alcuni tratti comuni che ci aiutano a definire le tipologie di traditori. E tu a quale tipologia appartieni?

L’ipocrita: “Nel mio caso è diverso”

Hanno puntato il dito per anni contro chiunque nella cerchia di amici si lasciasse andare alla seppur minima debolezza. Nel momento in cui tocca a lui/lei l’ipocrita non ci sta a mettersi nella stessa categoria di persone che ha sempre schifato e considera la sua avventura un evento totalmente diverso e avulso da ogni altro tradimento della storia, imparagonabile praticamente. Se qualcuno gli/le fa notare che non c’è poi tanta differenza sfoggerà la sua frase preferita: “Che c’entra? Per me è diverso”. C’è da chiedersi se, nel profondo del suo cuore, l’ipocrita sappia di essere un comune traditore o se creda veramente alla sua bugia.

Il complottista: “Sicuramente mi aveva già tradito lui/lei prima”

Come i tipici sostenitori di ogni teoria del complotto non ha prove certe per suffragare la sua tesi, solo una serie di indizi che, messi insieme ad arte, portano il complottista a pensare di aver già subito un tradimento. Dagli stessi indizi si potrebbe arrivare a qualsiasi altra conclusione: come l’esistenza di una confraternita di unicorni pronta a prendere il potere, ma questo per il complottista è irrilevante: l’unica cosa importante è che il suo comportamento va considerato legittimo.

Il passionale: “Non ho saputo resistere”

Leggermente più onesto dell’ipocrita, il passionale non si nasconde ma la sua linea di difesa lascerebbe intendere un’acerrima lotta tra bene e male che gli ha consumato lo spirito e dilaniato il corpo per mesi, finché la sua eroica difesa è crollata sotto i titanici colpi di una passione inarrestabile. Infondo il tentativo anche qui è quello di spostare parte della responsabilità a Qualcosa di più grande come il destino, a cui è impossibile sottrarsi.

Il disfattista: “Eravamo in crisi”

“Era ormai da troppo tempo che le cose non andavano bene” spiega il disfattista al cornuto/a di turno davanti a un caffè. Resta da capire come mai questa terribile crisi venisse avvertita solo dal traditore che evidentemente trovava più attraente l’amante. Il partner invece resta all’oscuro di tutto fino a quando non scoppia il bubbone e non avrebbe potuto fare altrimenti visto che nel frattempo la coppia aveva nell’ordine: prenotato le vacanze estive, comprato casa, effettuato un giuramento di eterno amore davanti a papa Francesco. “Ma che c’entra – conclude il disfattista – ciò che conta è come ci si sente dentro”.

Il sociologo: “La modernità ci ha corrotto”

L’erosione costante del lassismo nei costumi tipico dei nostri tempi è riuscito a piegare persino una mente illuminata come quella del sociologo. La sua virtù è stata travolta dall’ondata d’immoralità dilagante, dal sesso sempre più presente nella società di oggi. La consapevolezza che “non è più come una volta” serva di consolazione anche al tradito/a: una cosa che suona un po’ come: “siamo tutti sulla stessa barca”. La maggior parte delle volte però della barca il tradito usa solo il remo per riempire di mazzate il sociologo.

L’onesto: “Ti ho tradito, sono una persona orribile. Scusa”

Ok scherzavo, questo non esiste.

L’indignato: “Era il minimo dopo tutto quello che mi hai fatto passare”

L’indignato ha fatto del detto “La miglior difesa è l’attacco” il suo cavallo di battaglia. Non solo aveva tutto il diritto di tradire, ma, anzi, è stato fin troppo paziente: chiunque si chiederebbe come abbia fatto a restare fedele così a lungo. Meriterebbe per una medaglia perbacco! Avvertenza: non rivolgete mai all’indignato l’unica domanda a cui non può rispondere: ma se il rapporto era così brutto perché ci sei rimasto/a insieme?

L’idealista: “Dobbiamo inchinarci di fronte alle onde del destino”

Va quantomeno riconosciuto all’idealista il livello “pro” di supercazzola. Appiccicare “i vortici insondabili dell’umana specie” a una scopata ignorante non è cosa facile. Non è raro il richiamo alla filosofia orientale o alla reincarnazione. Qualcuno cita l’Odissea e il canto delle sirene. Ognuno attingerà alle sue fonti culturali ma tutto rigorosamente sotto l’egida di un imperativo (im)morale a cui non ci si può sottrarre. Nessun imbarazzo se non capite nulla delle sue spiegazioni, basterà sostituire a qualunque frase questo versatile sottotitolo messo a punto dal filosofo del linguaggio Ludwig Wittgenstein nel 1921: “C’avevo voja de scopà”

 

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