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Planet Earth is blue and there’s nothing I can do

La deriva

È uno dei versi più riusciti della storia della musica. David Bowie nella canzone Space Oddity immagina la missione dell’astronauta Major Tom, in una “scatoletta di latta” lanciato alla ricerca di qualche infinito. Qualcosa va storto e Ground Control perde il contatto con l’astronauta riuscendo a malapena ad avvertirlo che “your circuit’s dead, there’s something wrong…”. Mentre Major Tom è alla deriva nella sua navicella ormai senza controllo dice alcune parole come “tell my wife I love her very much, she knows” e poi “planet Earth is blue and there’s nothing I can do”. Una frase che non si capisce bene a chi sia rivolta perché Tom sta parlando ormai a sé stesso e nessuno può condividere con lui ciò che sta vedendo, l’immagine del nostro pianeta in mezzo a migliaia di chilometri di desolazione e quello che pensa è che il pianeta terra è blu e che lui non può farci nulla.

Le due dimensioni

Oggi le immagini del nostro pianeta fotografato dallo spazio sono una consuetudine, ma nel ’69 (data di uscita dell’album quindi presumibilmente prima ancora, quando Bowie ha scritto questo testo) l’immagine del pianeta Terra manteneva quel fascino di mistero e intensità a cui non siamo più abituati. Il nostro mondo quotidiano è grigio, marrone, verde per chi è più fortunato e vive in campagna, ma dallo spazio tutto si annulla e resta solo il blu degli oceani. In inglese il termine blue indica il colore, ma anche lo stato d’animo della tristezza ed è questo doppio senso a dare al verso la statura di unicità e grandezza. Major Tom guarda il pianeta allontanarsi, sa che non potrà più tornarci e che finirà i suoi giorni alla deriva, ma il suo ultimo pensiero è per questo pianeta e i suoi abitanti impregnati della tristezza della propria esistenza e il suo sentimento è di umanità e affetto anche se “non può farci niente”. Tom non è triste, la sua non è più tristezza o paura, la radicalità della sua condizione senza ritorno lo fa andare oltre l’umana speranza di cui i nostri sentimenti, anche i più spiacevoli, sono pur sempre pregni, Major Tom ha raggiunto un punto di vista a cui noi, così attaccati al pianeta, non possiamo arrivare.

La profondità

Quanto si può parlare di una canzone? Quanto si può scrivere su un solo verso? Probabilmente trattati interi, ma non voglio annoiarvi con la mia più o meno ortodossa interpretazione di questa canzone. Voglio parlare di “significati”. “Planet Earth is blue and there’s nothing I can do” è un verso straordinario che apre a una moltitudine di visioni: già solo il suo significato letterale può essere letto in due diverse accezioni, commentandolo si può arrivare lontano e perdersi in mille rivoli. Alcuni brani hanno poi un significato ulteriore, qualcosa che nasce solo in un secondo momento e che nessuno, neppure chi l’ha composto, può sospettare. È il significato che ognuno di noi dà a una canzone o a un verso quando l’ascolta, quando questi compaiono in un momento specifico della vita e si intrecciano con mille altri sentimenti come solo la musica sa fare. Se dovessi scegliere un verso che per me ha assunto un oceano di significati è proprio questo. Non potrò mai fare a meno di associare le canzoni del Duca Bianco a un particolare periodo della mia vita fatto di novità, sperimentazioni e sensazioni che mi hanno segnato profondamente.

Eros

Ogni volta che ascolto Space Oddity non posso fare a meno di pensare a una donna di nome Totentanz. Ovviamente non è il suo vero nome, ma è così che si presentò la prima volta che ci siamo conosciuti. Capelli e occhi scuri e pelle bianca trasparente, si muoveva nella pista da ballo con l’eleganza di un felino. Scoprii in seguito che del felino aveva anche gli artigli e la capacità di farsi guardare e amare fino a farti dimenticare te stesso. L’incontro con Totentanz coincideva con un periodo della mia vita in cui sperimentavo tutto e mettevo in discussione ogni certezza, comprese quelle basilari inscritte nel corpo. Non mangiare, bere, drogarsi con lei aveva tutto il sapore dell’intensità. Nell’intimità profonda e malsana in cui potevamo spingerci i corpi assumevano un significato diverso, più sfumato. Nemmeno la mente prendeva il sopravvento, era qualcos’altro: una sorta di spiritualità invadente lieve come un alito di vento ma potente come un vulcano. Il sesso con lei era meraviglioso e straziante come se nell’avvinghiarsi dei corpi nell’amore ci fosse anche la morte.

Thanatos

La morte, già. È un altro dei significati che il verso di David Bowie contiene per me. Il periodo era lo stesso e oltre a questo amore folle mi regalò anche un amico speciale. Una persona come non ne ho mai conosciute altre, J. era brillante, intelligentissimo, bellissimo, disperato. Viveva come un moderno Achille che ha scelto una vita breve e intensa, ma al posto di feroci battaglie e folgoranti vittorie, J. viveva tra un palco, una festa, un’avventura e ogni giorno tutti gli elementi del suo glorioso e decadente presente si mischiavano in un’unica e assordante cacofonia di vita vissuta al limite. Non era raro che alle cinque del mattino ci trovassimo soli e ubriachi a casa di uno dei due, J. ti prendeva la testa tra le mani e lasciava che la sua bocca pronunciasse ogni pensiero che la sua mente partoriva senza alcun filtro, non c’era mondo che non riuscissimo a toccare, la vita ci si svelava nelle sue espressioni più sferzanti. Ci sembrava davvero di capire quello che stavamo vivendo. J. è morto. J. si è tolto la vita in una di queste notti insonni e sfrenate. Nessuno saprà mai perché. Al tempo era molto in voga un social network che si chiamava MySpace, il concetto era simile ai social network moderni, con la differenza che si poteva personalizzare molto la propria pagina che diventava un vero e proprio sito, una vetrina di sé stessi (o della band di cui facevi parte, non a caso infatti aveva molto successo tra i musicisti emergenti). Sulla sua pagina J. aveva questo verso “Planet Earth is blue and there’s nothing I can do”. Quanto ci aveva riflettuto? Era solo un tributo a Bowie o per lui aveva un significato particolare? Ha fatto gli stessi pensieri che ho fatto io su questo verso prima di pensare: “Sì, mi rappresenta, voglio scriverlo sul mio profilo”? Mi rammarica di non averne mai parlato, come mi rammarica non parlare con lui di qualsiasi altra cosa.

Le parole

Ricordo la telefonata. Quasi ognuno di noi nella propria vita ha ricevuto almeno una volta quella telefonata. Qualcuno che ti chiama e che ti avvisa che una persona non c’è più. Per me in quell’occasione fu una cara amica, Cristina, a pronunciare quelle parole che in quel momento suonavano vuote e irreali, ma che hanno prodotto i loro effetti e continuano a produrli ancora oggi, dopo tanti anni.

La visione

Perché scrivo di questo? Non è il posto più adatto in un blog che parla di tradimenti (o d’amore come mi piace pensare, anche se in una delle sue forme più bizzare). Troviamo una via di mezzo e diciamo che parla di passione, il punto non cambia.
Amore e morte sono molto più vicine di quanto si pensi, Eros e Thanatos, la pulsione di vita e di morte, presenti per Freud alla base di ogni comportamento umano.
Se teniamo buona questa visione si può dire che il verso da cui ho preso spunto contenga entrambe le cose: amore e morte. Come se fosse la perfetta sintesi di una vita.

“Planet Earth is blue and there’s nothing I can do” si diffonde dentro di me con una serie infinita di significati: la canzone, una donna che ho amato, un periodo speciale della mia vita, un amico che ho perso e potrei continuare. Quante delle cose che fanno parte della nostra vita possono vantare una profondità così ricca? Per questo merita spazio.
Il peccato ancora più grande è relativo a tutte quelle cose che ci circondano e che hanno tutto il potenziale per diventare un enorme fonte di significati e che per un motivo o per un altro non riusciamo a dipanare. Presi da altre cose o semplicemente troppo pigri per fermarci a pensare, lasciamo scivolare dalla nostra vita momenti, oggetti, persone, versi, sensazioni e quant’altro che potrebbero arricchire la nostra realtà di livelli e strati di complessa pienezza.

Ciò che conta

Qualche anno dopo Major Tom è ricomparso. Nella canzone Ashes to Ashes del 1980, David Bowie riesuma l’astronauta e parla di un messaggio che, da chissà dove, Ground Control è riuscita ad avere da parte del maggiore perso nelle galassie infinite. Sapete cosa dice Major Tom dopo anni di isolamento? Forse l’unica cosa che conta. Deflagrante nella sua semplicità. Ma questa è un’altra storia…

“I’m happy, hope you’re happy too
I’ve loved
all I’ve needed to love
Sordid details following”
 

 

 

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